Il melograno

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RECENSIONI

 

Il pesce fijuto e altre meraviglie (Antonio Fiore - Il corriere del mezzogiorno)
A Forio d'Ischio, la colta mediterraneità di Libera e Giovanni Iovine

Per noi, gastronomicamente parlando, la bella stagione comincia da qui, da questa oasi ischitana (se fai abbassare il volume della musica, senti persino cantare gli uccellini) dove Libera e Giovanni Iovine, anno dopo anno, vanno costruendo un miracolo di ospitalità fondato su passione, scelta rigorosa delle materie prime, voglia di offrire sempre il meglio: in piatti e bicchieri, certo; ma anche nel far sentire il cliente a proprio assoluto agio con piccole attenzioni che altrove ti farebbero notare con sussiego, e che al «Melograno» risultano gesti naturali e privi di albagia: dove altro trovi, ad esempio, una fiammella accesa sotto il vassoio per tenere in caldo i pani appena sfornati? Al «Melograno» la fiammella c'è.
Non c'è invece Giovanni, oggi sulla costa a caccia di formaggi, e la sua assenza odierna dimostra che le visite a sorpresa del Maccheronico sono veramente a sorpresa.
In sala e nel luminoso patio, con coperti sempre minori di numero e sempre meglio curati (centrotavola dell'artigiano procidano «Babbosole») cresce intanto Iris, che di Giovanni è nipote. E con l'aiuto di Libera cominciamo a destreggiarci tra gli antipasti, non prima di aver gustato in elegante cocottina una micro-zuppa di aglio, olio, pomodoro e basilico che è una profumata dichiarazione d'intenti: «zuppa di pesce fujuto», quella che nella casa dei pescatori si sorbiva quando la rete restava vuota.
Che il Mare Nostrum sia l'elemento naturale in cui nuota il talento di Libera è cosa ovvia, eppure la sua cucina non conosce integralismi.
Se lei e Giovanni trovano un salmone come non ne hanno mai mangiato prima, non si fanno scrupoli a metterlo in tavola: dunque, rigorosamente da sinistra a destra nei lunghi piatti rettangolari di vetro, assaggi gamberi al limone, uova di dentice, luvero, infine il sontuoso filetto di salmone scozzese alto così, con delicatissimo burro montato all'erba cipollina. Una sinfonia di sapori «assoluti» che dal crudo arrivano al marinato e all'affumicato, dal golfo di Genito fino al mare del Nord.
Vuoi riandare a più meridionali atmosfere? Le seppie e i calamari saltati in padella con pancetta affumicata e crema di piselli sono il piacevolissimo viaggio di ritorno.
Noi viriamo però sulle carni: Ischia vuoi dire coniglio, qui ripieno di scarole e secondo tre «variazioni»: con fagioli di Campagnano, con patate, aglio e prezzemolo, con misticanza al balsamico...
Dopo il flute d'inizio (Ferrari Perle, qualche dubbio sul calice troppo panciuto per quello che è comunque un «metodo classico»), consulto «le» liste dei vini: una per i bianchi, una per i rossi, ischitani in evidenza ma solo quei tre o quattro che Giovanni ama, poi tante proposte in ordine regionale, suddivise per produttore.
Sette, pagine di Piemonte, il doppio di Toscana, ma ogni etichetta meditata con competenza. Noi si comincia con il Pallagrello «Fontanavigna», omaggio a Peppe Mancini che per primo ha creduto alle possibilità del dimenticato vitigno; si continuerà con il «Giardino mediterreaneo» per brindare a Corrado D'Ambra, che con questa etichetta (e la collaborazione di Luigi Moio) riporta il Per'e palummo a vette d'eleganza. Ora però è tempo di «primi»: linguine con caviale ischitano (cioè uova di spigola), aglio, olio, peperoncino, bottarga; ma anche una cucchiaiata di esaltante risotto con ricci, gamberi bianchi, zucchine.
Lo spazio è tiranno, mi restano pochi aggettivi a disposizione: «lirico» per il luvero con crema di limone e vongole, «avvincente» per il dentice con pane alle bucce di agrumi.
Attenzione, però: al «Melograno» il menu cambia ogni giorno a seconda di mercato e fantasia, e per darvi conto di tutti i piatti dovrei trasferirmi per un mese nelle cucine: dove, accanto a Libera, il giovane Ermanno Nicolella è garanzia di continuità.
Siamo ai dessert, descritti in una lista fatta di capitoli deliziosi: cioccolato, frutta, gelati... Ci lasciamo tentare dalla delizia di marzapane al cioccolato con ricotta, canditi e salsa vaniglia e dalla coda d'aragosta con crema pasticciera e marmellata di more che meritano entrambi il titolo di «Dulcis in fundo».
E, ancora più in fundo, ecco uria grandissima piccola pasticceria: gelatina di spumante e fragole, ricotta con amaretti, crema bruciata col brandy.
Sorseggio pigramente Speyside, mentre di là già scrivono il prossimo menu.

 
 

Maccheronica (Il foglio quotidiano - ottobre 2003)
Guida palatale, inservibile ma preziosa, a cura di Camillo Langone
IL MELOGRANO Via Mazzella, 11O - Forio - Ischia, (Napoli) - tel 081.998450

In cucina i maccheronici sono ovviamente misogini, ovviamente perché nessun uomo che non sia fradicio di sentimento come un babà di rum può affermare di aver mangiato qualcosa di perfetto cucinato dalle proprie madri, zie, sorelle, cugine, fidanzate, mogli, amanti, amiche.
La femmina è realistica e perciò lontanissima dal delirio vanaglorioso senza il quale non esiste grande cuoco.
Per fortuna dietro ogni risvolto c'è una medaglia: non viene in mente un solo ristorante donnesco che abbia dovuto chiudere per fallimento, suicidio, crac finanziario, fuga a Santo Domingo o arresto dei titolari per spaccio di cocaina, eventi che invece nella ristorazione maschile sono all'ordine del giorno.
Svolta l'antipatica premessa, che ci verrà rinfacciata a lungo, al Melograno non l'abbiamo mica capito subito che al volante c'è una donna: purea di pane e pomodoro con calamaretti di paranza fritti, pasta con fagioli di Campagnano e cozze, pesce bianco con limone patate e vongole veraci, tutto perfetto, netto, leggero senza essere evanescente, semplice senza essere modesto.
E fuori carta (e fuori conto) due sorprese: 1) la migliore mozzarella e pomodoro della vita; 2) un sorbetto idem come sopra.
Solo quando al termine del pranzo Libera Iovine esce di cucina con la sua parannanza ci ricordiamo di averlo letto da qualche parte che il Melograno è innanzitutto Una melagrana.
(...)Ischia è un Eliso (Lamartine), un paradiso perduto (Barilli), un posto dolcissimo, dove vivere non costa nessuna fatica (Pasolini). Il mare offre i pesci, la montagna il vino, gli ortaggi, i conigli. Ma ci vogliono mano e mente ferme, per svicolare la pressione turistica estiva e la malinconia del mare d'inverno.
La cucina del Melograno non è nemmeno stagionale, è giornaliera, nel senso che se c'è stata mareggiata ci sono le mazzancolle, se i tonni sono passati ci sono i tonni, se i funghi sono spuntati ci sono i funghi, altrimenti si mangia dell'altro.
L'alta cucina dovrebbe essere soltanto così ma così invece non è quasi mai: anche i ristorantissimi sono soliti inchinarsi, con carte sempre più ruffiane e sterminate, a una clientela oramai abituata ai surgelati che delle stagioni non sa e non vuole sapere più nulla.
"E' difficilissimo fare capire che le cicarelle, cioè le cannocchie, fino a febbraio non sono buone."
Al Melograno quindi carta corta, a testimonianza del coraggio e delle idee chiare di Libera Iovine e del marito Giovanni.
A nostra scienza, il miglior ristorante del Regno di Napoli assieme alla Stanza del Gusto.

 
 

Mediterraneo Restaurant (L'Espresso Agosto 2004)
ISCHIA. Il Melograno.
Un ristorante decisamente defilato dalle solite mete turistiche, molto frequentato dagli amanti del relax e dell'enogastronomia.
E' immerso in un giardino lussureggiante dominato da melograni e la cucina riserva sempre gradevoli sorprese.
Tutti i piatti si basano rigorosamente sulla tradizione ischitana e sul pescato del giorno.
Località Forio, via G. Mazzella, 110 tel 081 998450 www.ilmelogranoischia.it

 
 

Trasferta in Bahrein per II Melograno (Corriere del mezzogiorno gennaio 2003)

È partita ieri mattina per il Golfo. Ma senza intenzioni bellicose. Anzi. Libera lovine, chef e titolare col marito Giovanni del ristorante stellato «Il Melograno» di Forio d'Ischia, ha raggiunto in serata il Bahrein dove resterà per qualche giorno ospite della regina.
Nella valigia, oltre agli effetti personali, ha messo una bottiglia di l'olio extravergine d'oliva del Cilento, la mozzarella di bufala campana, i pomodorini del pendolo, farina e melanzane, materie prime di eccellente qualità che la signora del Melograno impiegherà per preparare i tagliolini olio e parmigiano e la parmigiana di melanzane esplicitamente richiesti dalla illustre padrona di casa.
I coniugi lovine ricambieranno così le visite che la regina ha effettuato nel loro locale la scorsa estate: ogni sera per tre settimane la sovrana lasciava il grande panfilo ormeggiato nel porto di Casamicciola per raggiungere II Melograno, dove gustava la cucina di Libera.
Al termine della vacanza ischitana l'arrivederci a presto. «Siamo stati come a casa nostra», assicurò alla coppia d'oro della ristorazione isolana.
Ma una volta rientrata in Bahrein, la regina ha provato nostalgia per la cucina mediterranea.
Ed ecco allora l'invito «interessato» agli amici campani. Che hanno accettato con piacere la trasferta nel Golfo come ambasciatori di pace e di delizia.

 
 

Il giardino delle delizie (Santa Di Salvo - Il Mattino)

Avviso ai modaioli che si tuffano a frotte negli stessi luoghi, per farsi guardare senza saper mangiare: non venite qui.
In questo ristorante-giardino ischitano tutto è soffice e slow, si parla piano e si degustano i piatti come un rito antico.
Da Libera e Giovanni Iovine del «Melograno» il cibo è ancora un conforto, un calmante, un linguaggio.
Cucinare è volersi bene. Una filosofia difficile da realizzare in tempi di ristorazione di massa.
Eppure questa straordinaria coppia resiste e cresce nel tempo, con la genialità di Libera in cucina e la cordialità di Giovanni in sala a fare da contorno a dei piatti semplici e sublimi: i piatti della nostra tradizione mediterranea.
Per curare meglio i loro clienti, pensate, la coppia ha persino ridotto il numero dei coperti a 35 (perciò, indispensabile prenotare).
E se vi va di giocare, ecco pronte anche alcune «ricette immorali» liberamente tratte da Vazquez Montalbàn: crudo di crostacei, crostacei al vapore in salsa d'agrumi, spaghettoni con scampi, gamberi e zucchine, fritti di gamberi in olio candido, tortino di cioccolata fondente con salsa inglese.
Ma seducente, invero, è tutto il menu, con profumi e sapori che esprimono tutta la forza della materia prima, sempre eccezionale.
Un sontuoso piatto di crudo come la «fantasia di mare» (mazzancolle con riso basmati o scampi, gamberi rossi, filetto di salmone con burro all'erba cipollina) già comprende in sé la filosofia della casa.
Ed ecco la zuppa di vongole veraci con pomodoro e bucce di cedro, le formidabili paste (fettuccelle con broccoli, cozze, vongole e peperoncino; fusilli al ragù di polipo; spaghetti con magnose, una rara qualità di cicale); ecco i secondi di pesce e di carne (pesce di coffa con limone, patate e vongole; zuppa di pesce senza spine; filetto di vitello con Taurasi.
Non perdetevi il dessert, preceduto da assolute delizie di piccola pasticceria.
Abbiamo assaggiato l'eccellente tortino di cioccolato al latte e una coda di aragosta in crema gialla e amarene.
Decisamente interessante la cantina, ricca di 700 etichette.